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Avvisi ed Appuntamenti

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Orario celebrazioni
Parrocchia S. Giorgio Arcole
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​SABATO ore 18.30
 
​DOMENICA ​ore 9.30

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LUNEDÌ 11 MAGGIO ore 19:00. Prima della Santa Messa: recita delle Rogazioni: Marina Rita e Ferraro Bruno, Malesani Rita, Pertile Pietro;

VENERDI’ 15 MAGGIO ore 8:30: Tibaldi Giorgio, Raffaella, Giuseppe, Zorzi Franco, Aghito Orlanda, Squeo Maria;

SABATO 16 MAGGIO ore 18:30: Caloi Marco (dai ragazzi speciali della palestra), Ferriani Irene (ann.), Tommasoni Giulietta;

DOMENICA 17 MAGGIO - Ascensione di Nostro Signore ore 9:30: def. Fam. Maggiolo Leone, def. Fam. Burato Bruno.



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Parrocchia S. Bartolomeo Gazzolo

​SABATO ore 17,30

DOMENICA ore 11.00

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MARTEDI’ 12 MAGGIO ore 19:00: 40° MATRIMONIO DI BRIGHENTE RICCARDO E CASTELLANI MARIELLA. Prima della Santa Messa: recita delle Rogazioni. Burato Giovanna, 7° Tec chio Maria Luisa;

MERCOLEDI’ 13 MAGGIO - Madonna di Fatima
ore 19:30 SANTA MESSA PRESSO CAPITELLO MADONNA DI FATIMA, via Belvedere;
ore 20:30: adorazione con meditazione della Parola di Dio;

GIOVEDI’ 14 MAGGIO ore 8:30: sec. Int. Off.;

SABATO 16 MAGGIO ore 17:30: Carlassara Domenico, Luigina, Burato Giuseppe, Maria Ange lina e fam. Def., Aldighieri Augusto e fam. Def., 7° De Cao Silverio;

DOMENICA 17 MAGGIO - Ascensione di Nostro Signore ore 11:00: Liturgia della Parola

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Sesta domenica di Pasqua - anno A
Per te ci sono sempre! Le parole dell’amore.
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La vita come processo.
Una delle esperienze più dure nella vita è quella di sentirsi soli mentre ci si trova a lottare. A volte si tratta semplicemente di affrontare la fatica di vivere, la paura di non farcela, altre volte si tratta invece di lottare contro l’ingiustizia, contro le incomprensioni, contro la cattiveria. Sì, perché la vita è comunque un grande processo, dove non sempre occupiamo il ruolo di giudice o di testimone, a volte la vita ci mette anche sul banco degli imputati.

Il Paraclito.
Forse è proprio questa immagine della vita come un grande processo che ci può aiutare a comprendere perché Gesù ci rassicuri parlandoci di un altro Paraclito, un secondo Paraclito, il primo infatti è lui stesso. Paraclito vuol dire letteralmente colui che è chiamato a stare accanto, più precisamente è l’avvocato che si mette al nostro fianco per parlare in nostro favore, anzi prende persino il nostro posto nella lotta, affronta l’accusatore per noi. Gesù continua a svolgere questo compito attraverso lo spirito santo.

Stare accanto.
Se una persona ci vuole bene, infatti, farà di tutto per non lasciarci soli. L’esperienza ci insegna che è proprio nei momenti di difficoltà che ci rendiamo conto quali sono le persone che ci tengono veramente a noi. Un padre o una madre, se sono veramente tali, non lascerebbero mai il figlio da solo quando si trova nel pericolo. Anzi, un genitore sente anche da lontano che il figlio è in pericolo. Un amico, se è un vero amico, non ci abbandona quando la sventura ci cade addosso.  È esattamente questo che Gesù sta cercando di dire ai suoi discepoli. Usa parola di consolazione. Il termine paraclito potrebbe infatti essere tradotto anche come consolatore: colui che sta accanto per consolare. Sappiamo bene infatti che molte volte quello di cui abbiamo bisogno non è qualcuno che ci risolva il problema – anche perché potrebbe non esserci una soluzione – ma desideriamo semplicemente qualcuno che ci stia vicino. In questo senso, anche noi diventiamo strumenti del Paraclito quando sappiamo stare accanto e consolare, come i discepoli che imponendo le mani invocano sugli altri lo Spirito (cf At 8,17).
 

Saper esserci.
Al contrario, quando qualcuno ci parla, stiamo di solito già pensando alla risposta da dare. Bisogna imparare invece che la cosa più importante è ascoltare e rimanere accanto. I discepoli, per esempio, hanno paura semplicemente di rimanere orfani, cioè di rimanere soli, di non avere più un padre che li difenda e li sostenga. Questa immagine probabilmente è anche legata al fatto che nella cultura rabbinica il maestro è sentito come un padre: Gesù è maestro, padre, e consolatore. In fondo questo è l’amore, saper esserci! I versetti del Vangelo che leggiamo questa domenica iniziano e terminano con questo riferimento all’amore e ai comandamenti. Forse, alla nostra sensibilità moderna, questo accostamento può risultare paradossale, eppure l’amore è reale quando si vede e si vede se ci sono dei criteri. Un amore generico non è neppure amore. L’amore è concreto, si vede nei fatti, è un amore che sta in un contesto. I comandamenti sono le parole che abbiamo bisogno di dirci e le parole che abbiamo bisogno di fare per esprimerci l’amore. 

Rimanere.
Quando si ama qualcuno si desidera rimanere con lui. Gesù desidera rimanere con i suoi discepoli e, quando si ama veramente, un modo per rimanere lo si trova sempre. Gesù rassicura i discepoli di ogni tempo che Egli troverà un modo per rimanere sempre con loro. È quell’amore che forse abbiamo visto negli occhi di una persona cara che stava morendo e che in quel momento ci guardava per dirci di non preoccuparci perché non ci avrebbe mai lasciato. È l’amore che forse abbiamo visto nello sguardo di chi era costretto a partire e ci abbracciava, rassicurandoci del suo ritorno. Se questo avviene nelle relazioni umane, tanto più possiamo fidarci del ritorno e della presenza del Signore nella nostra vita!
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                                        don Gaetano Piccolo
parola della domenica
Foglio Avvisi dal
10 MAGGIO 2026
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Orari Segreteria:
​Giovedì e Venerdì 
16.30-18.30
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PIANO PASTORALE UNITARIO
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ANNO PASTORALE 2025 - 2026
"Una comunità che sa accogliere".
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Programma pastorale
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Venite e vedrete (Gv. 1,39)
Costruire una comunità che fa sentire tutti a casa in modo naturale, una comunità il cui modo di essere aperto, sorridente e accogliente trasmette senza parole un invito leggero ma attraente, come quello che quel giorno Gesù rivolse ad Andrea e all’altro discepolo.

OBIETTIVI PASTORALI

  • Un’accoglienza che si manifesta nell’atmosfera che si respira nelle liturgie, nelle quali si possa percepire un calore inaspettato, un clima di pace, di autenticità, di preghiera vera e dalle quali possa trasparire una comunità che prega davvero e che vive una fraternità autentica.
 
  • Un’accoglienza verso le giovani generazioni, che dicono di sentirsi giudicati, poco compresi, poco accolti per le loro idee e poco liberi di poterle esprimere, che hanno bisogno di una comunità desiderosa di costruire relazioni serene, che permettano loro di accogliere l’invito di Dio, di conoscerlo e di amarlo, in grado di creare spazi dove l’incontro con Dio diventa possibile. Un’accoglienza a quelle famiglie giovani che non trovano un’effettiva possibilità di aggancio con la comunità.
 
  • Un’accoglienza nei confronti di quanti vivono una situazione di marginalità, legate a fenomeni migratori e sociali (povertà; disabilità, malattia ed emarginazione), senza preoccuparci troppo di “cosa fare” per accogliere, ma piuttosto di “come essere” accoglienti. Si tratta di una questione di conversione dello sguardo, di capacità di vedere in ogni volto nuovo non un problema da risolvere ma un dono da accogliere. Un mistero da rispettare.
 
  • Un’accoglienza in grado di coniugare il desiderio di una “Chiesa in uscita” con quello di una “Chiesa che sa far entrare”, cioè più capace di ascolto delle situazioni di fragilità, per sostenere quel processo di rinnovamento in vista di comunità più aperte, meno giudicanti e capaci di non lasciare indietro nessuno.

IN CAMMINO VERSO LA NUOVA UNITA' PASTORALE
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sintesi del cammino
Un ulteriore passo in avanti: l'incontro con don Flavio Marchesin, vicario episcopale per l’Evangelizzazione e le Unità Pastorali. Obiettivo per l'anno 2025/2026 formare i Gruppi Ministeriali ed il Consiglio Pastorale Unitario.

La situazione dei G.M. nella nostra Diocesi è diversa: alcuni hanno fatto anni di cammino, altri meno.
Il Vescovo desidera una “equipe pastorale” per ogni comunità, quindi un Gruppo Ministeriale in ogni realtà. Don Flavio porta l’esempio di Mosè, capo di un popolo che deve affrontare il deserto, con tutte le difficoltà intrinseche. Mosè quando vede due tribù litigare tra loro capisce che non può più fare tutto da solo, ma deve cercare dei collaboratori: i “giudici”. Poi nella nascente comunità cristiana un servizio parallelo a quello degli apostoli verrà svolto dai diaconi. Oggi infatti non è più possibile lasciare i preti da soli, per questo ogni parrocchia dovrebbe avere dei responsabili di Comunità.
Formare il C.P.U. significa camminare insieme come 7 comunità sorelle. Abbiamo bisogno di tre conversioni: cambiare testa, cambiare mentalità, rinnovare il nostro modo di pensare.
 Attraverso il C.P.U. e il G.M. cambiamo il nostro modo di vedere e intendere la Chiesa. Oggi essere cristiano è una scelta, e noi siamo in minoranza ormai. La Chiesa non è più la parrocchia territoriale. La celebrazione eucaristica è il momento più forte. La conversione riguarda anche il modo in cui pensiamo al “ servizio dei preti” ( 2/3 non possono fare il servizio di 7). Ecco perché bisogna che i laici aiutino i preti con spirito di collaborazione, formazione e responsabilità. Oggi si sta dando anche la responsabilità di una Comunità ad un’equipe di laici (vedi UP Caldogno-Villaverla), perciò dobbiamo crearci una mentalità diversa. È desiderio del Vescovo, e anche nostro, che le 7 comunità rimangano vive, per questo occorrono referenti laici che si aiutino a camminare tra loro e col prete. 
Il C.P.U. dovrebbe essere luogo di fede e discernimento per il nostro territorio e in esso ci si deve chiedere se quello che stiamo facendo sta favorendo la fede. Es. della classica sagra paesana: c’è il coinvolgimento del gruppo organizzatore anche nelle celebrazioni religiose? Questo è un sentore di comunione e comunità viva nella fede.
Il G.M. ha il compito di aiutare ogni singola comunità a mettere in pratica quello che il C.P.U. ha indicato e a calarsi nella realtà quotidiana. Pertanto il G.M. è un gruppo di 2/3 persone che aiuta i gruppi parrocchiali a stare uniti, a collaborare e ad affrontare la vita di ogni giorno. Restare chiusi nella nostra parrocchia vuol dire morire, aprirsi agli altri invece ci aiuta a condividere gioie e dolori, a superare difficoltà e ad affrontare la vita con maggior serenità. Occorre una formazione integrale, continua e adeguata da parte dei G.M.
Don Flavio conclude l’incontro ricordando che è Gesù stesso a dire “la messe è molta, ma gli operai sono pochi” (cfr Lc 10,2), quindi guardiamo con fiducia il “campo” delle nostre parrocchie, sentendo che le nostre responsabilità diventano essenziali al buon funzionamento di una Comunità.

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Unita' Pastorale
​ARCOLE-GAZZOLO
Via Abazzea, 14
​37040 Arcole (VR)
Tel. 0457635029
mail ​[email protected]
prima pubblicazione
28 novembre 2019

ultimo aggiornamento
11 MAGGIO 2026

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