UP ARCOLE-GAZZOLO
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SI RIPARTE
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Orario celebrazioni
Parrocchia S. Giorgio Arcole
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​SABATO ore 18.30
 
​DOMENICA ​ore 9.30
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LUNEDÌ 5 OTTOBRE ore 19:00 al Capitello S. Francesco: Micheletti Tullio e fam.; Suor Gu stava; Suor Maria; Suor Lucia; Tadiello Severino e Fam.; Mincuzzi Mattia e fam.; Giavarina Francesco; Cerboni Emanuele; defunti quartiere Olmo; Fasolo Giuseppe e famigliari;

VENERDI’ 9 OTTOBRE ore 8:30 celebrazione;

SABATO 10 OTTOBRE ore 18:30: Vedovato Paolo; Bellato Maria; Fossato Gianni e Alessandro; Carbognin Pietro e Ofelia; 7° Grisoni Ilario Maurizio;

DOMENICA 11 OTTOBRE ore 9:30: Posenato Giuseppe (ann) e famigliari defunti.









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Parrocchia S. Bartolomeo Gazzolo

​SABATO ore 17,30

DOMENICA ​ore 11.00
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MARTEDI’ 6 OTTOBRE ore 19:00: 7°Boggiani Giuseppe; Carli Bruno e fam. defunti;
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MERCOLEDI’ 7 OTTOBRE ore 20:30: adorazione con meditazione della Parola di Dio;

GIOVEDI’ 8 OTTOBRE ore 8:30: sec. Int. Off. ; Anime del Purgatorio; Ann. Andreose Maurizio, Andrea e fam. Defunti; Def. Fam. Marchetto; Saggiorato Giannina; Castellani Ezio; Don Teobaldo; Don Sandro; Tirapelle Claudia;

SABATO 10 OTTOBRE ore 17:30 : Bosetto Daniele, Luigi, Maria; Branco Luigia e fam. Def. In contro Francesca; Padoan Rita, Roberto; Biondaro Maria; Guiotto Tiziana; Ann. Burato Giuseppe; Godi Cristina, Natalino; Lunardi Amedeo, Rosa; Pilon Tiberio; Cielo Pasqua;

DOMENICA 11 OTTOBRE ore 11:00: Castellani Giannina; Godi Anna, Luigi, Diana; Girardi Pietro;, Ermida; ann. Negro Bortolo; Tessari Igina; don Teobaldo; don Sandro; don Roberto Pasquali.
Domenica XXVII T.O. - anno A
Pensavo fosse mio! Siamo tutti chiamati a restituire prima o poi.
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​La brama del possesso.
Ogni volta che pretendiamo di possedere quello che non è nostro, sottoscriviamo il nostro contratto di infelicità! Il cuore umano tende a possedere, forse per la paura della povertà affettiva. Abbiamo paura di rimanere soli, di non valere, di rimanere nudi. Entriamo così nel vortice dell’illusione. Nella vita infatti nulla è nostro, tutto ci può essere tolto in qualunque momento: le relazioni, gli affetti, la salute, i ruoli, persino la vocazione. Ma proprio riconoscendo che non possiamo trattenere nulla, ci rendiamo conto che tutto quello che siamo e abbiamo è un dono. Abbiamo ricevuto e riceviamo tutto da Dio, ma i suoi doni non diventano mai nostra proprietà. Questo ci fa capire che noi valiamo molto più delle cose e soprattutto che Dio è più grande dei suoi doni. È lui che il nostro cuore deve desiderare veramente, non le cose! Le cose rendono schiavi, Dio libera.
Abitare la relazione.
La vigna di cui parla il profeta Isaia e poi Gesù nel Vangelo rimanda al giardino della creazione. La dinamica è la stessa. Si tratta di uno spazio che Dio dona all’uomo gratuitamente: è la nostra vita, lo spazio della relazione con Dio. Il dono gratuito che il Signore ci fa della sua amicizia. E in questo spazio c’è sempre un punto di riferimento, un albero o un torchio che ci permettono di renderci conto di dove siamo. È vero, infatti, che talvolta ci perdiamo, per questo Dio ripete a noi la domanda che rivolge ad Adamo: «dove sei?». Adamo pensò di trasformare il dono in possesso. La tentazione induce ad afferrare il frutto. L’uomo non si accontenta di ricevere il dono del giardino, ma vuole diventarne proprietario. Ed è lì che comincia a morire. Non vede più la gratuità del dono, ma si concentra sulla paura di perdere.
La cura della relazione.
La vigna deve essere coltivata e custodita, proprio come il giardino. Se non ci prendiamo cura di una relazione, crescono le erbacce. Diventa irriconoscibile. Ma prendersi cura di una relazione non significa diventarne proprietari. Il padrone della vigna, nella parabola raccontata da Gesù, a un certo punto parte e se ne va lontano. Dietro questa immagine c’è forse anche la sensazione, che a volte ci attraversa, di essere abbandonati da Dio. Eppure, quel gesto del padrone rivela la sua fiducia nel servo: Dio ci vuole adulti, capaci di autonomia, in grado di gestire la libertà. È vero, a volte si fa da parte, dobbiamo confrontarci con il suo silenzio, ma quella distanza ci fa crescere. È lì che si rivela quello che ci portiamo nel cuore.
Rendere conto.
Arriva sempre infatti il tempo del raccolto. È il momento in cui siamo chiamati a rendere conto. Non si tratta solo del momento finale della vita, ma di tutte quelle situazioni in cui ci viene ricordato che non siamo i proprietari, tutte le volte che facciamo fatica a lasciare, tutte le volte che vogliamo trattenere per noi, tutte le volte che abbiamo paura di perdere. Sono i momenti in cui siamo chiamati a riconoscere che il senso della vita è la riconsegna: siamo chiamati a restituire e a capire che il dono non può essere trattenuto. È lì che spesso nasce la crisi, il conflitto interiore e la fatica di capire e accogliere la volontà di Dio.
Gli scartati della storia.
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A volte siamo tentati di distruggere quella realtà che non vogliamo vedere. Siamo tentati di mettere da parte il Figlio, di non riconoscerlo, di estrometterlo dalla nostra vita. A ben guardare è anche quello che fa il mondo: l’illusione di liberarci del proprietario. Rischiamo così di vivere in un profondo inganno. Il Figlio diventa il primo scartato della storia. Rifiutato e non voluto. Ma Dio non si arrende e proprio attraverso gli scartati viene a salvarci, trasforma la storia. Gli scartati continueranno a bussare alla nostra parte, affinché noi possiamo aprire gli occhi sulla realtà. Allora ci renderemo conto che non siamo mai stati proprietari di nulla, tutto era un dono!

                                        don Gaetano Piccolo
parola della domenica
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4 OTTOBRE 2026
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Telefono Canonica: 0457635029
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Orari Segreteria:
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in canonica ad Arcole: Giovedì e Venerdì dalle 16.30 alle 18.30 
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SPECIALE APPROFONDIMENTI

LA FATICA DEL CONSIGLIO PASTORALE
L’INCERTEZZA DEL GRUPPO MINISTERIALE

​Riflessioni e considerazioni circa le esperienze vissute in questi anni, con alcune indicazioni in previsione della formazione di questi organismi all’interno della nuova Unità Pastorale.
Si riportano alcune considerazioni, frutto di una riflessione personale, in relazione alle esperienze vissute in questi anni all’interno del CPU e nella prospettiva della costituzione del nuovo CPU per la prossima UP tra Arcole-Gazzolo e Veronella-Zimella. Non si intende avanzare alcuna pretesa di essere esaustivi rispetto alla complessità degli argomenti trattati, ma favorire ed avviare un confronto circa i compiti che ci attendono nel nuovo anno.
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                                  (Riflessioni a cura di Chinato Corrado)
PRIMA PARTE - PREMESSA
Il CPU si è costituito all’interno della nostra UP nel gennaio 2022, a circa due anni dalla costituzione della nuova UP Arcole-Gazzolo, avvenuta nel settembre 2019. Il nuovo CPU ha svolto nei primi mesi di vita un lavoro finalizzato a due obiettivi fondamentali:
  • la conoscenza reciproca e la formazione di un’identità per il neonato CPU, attraverso l’identificazione dei necessari incarichi, per un pieno coinvolgimento e responsabilizzazione di ogni membro e successivamente ad una definizione dei ruoli e dei compiti del nuovo CPU;
  • l’incontro con i diversi gruppi e le varie organizzazioni per una conoscenza reciproca e per raccogliere dagli stessi le indicazioni riguardo le attività e le iniziative intraprese, le difficoltà riguardo al servizio svolto, ma anche le soddisfazioni vissute, le gioie del lavorare assieme ed infine i suggerimenti per facilitare la conoscenza e la collaborazione tra i gruppi.
Da questo duplice lavoro il CPU ha quindi potuto elaborare un proprio documento di identità denominato “Insieme per condividere un impegno a favore della comunità” e così sintetizzato:
  • mettersi al servizio della comunità per favorire la comunione tra le persone, i gruppi, le organizzazioni, con uno spirito di corresponsabilità con il parroco;
  • favorire occasioni di ascolto, per cogliere nuove esigenze e nuovi bisogni, facendosi portavoce di quanti si trovano più in difficoltà;  
  • considerare essenziale il confronto con la Parola di Dio e la preghiera, per affinare la capacità di saper cogliere ‘’i segni dei tempi’’, dai quali alimentare proposte pastorali, che aiutino a far crescere la nostra comunità;
  • promuovere momenti di aggregazione che permettano alle persone di conoscersi, per recuperare la dimensione spirituale, culturale e sociale di ogni parrocchia.  
Il CPU si è poi dedicato a preparare un Piano Pastorale, nato da un lavoro di analisi e di confronto con i gruppi, le associazioni, le famiglie, ma anche con significativi contributi sulla realtà dei giovani e degli adulti, con l’utilizzo di documenti della Chiesa universale e locale. Si è trattato di un documento che ha messo in luce i seguenti orientamenti:
     -       mettere al centro la Parola di Dio;
     -       saper incontrare l’uomo di oggi per rispondere alle sue esigenze;
     -       aiutare i giovani a diventare adulti e trovare un posto nella comunità;
     -       essere una comunità che accoglie e che si fa accogliere;
     -       testimoniare la vicinanza con quanti vivono nella sofferenza e nell’emarginazione.
 
Tale Piano Pastorale, denominato ’’Per un incontro che cambia la vita’’  è stato poi approvato dallo stesso CPU il 10 novembre 2022 ed ha trovato applicazione nei programmi annuali durante gli anni:
 
  • 2022/23           “una comunità con al centro la Parola di Dio’’
  • 2023/24           “chiamati ad annunciare Cristo’’
  • 2024/25           “Testimoni dell’amore di Cristo’’
  • 2025/26           “Una comunità che sa accogliere’’
SECONDA PARTE - LA FATICA DEL CPU
Il lavoro svolto dal CPU in questi 4 anni non è stato affatto agevole e privo di ostacoli, difficoltà, incomprensioni e fraintendimenti. Quanto definito, scritto e condiviso non ha poi trovato in concreto una puntuale applicazione e spesso ci si è trovati fuori strada, con le idee annebbiate e la mente confusa. Anche da un punto di vista comunitario si è colto spesso la sensazione che il CPU fosse considerato un organismo non ben definito, con finalità e compiti poco chiari e con una limitata capacità di incidere nella vita della comunità. Sono considerazioni che sicuramente rispondono al vero, ma che tuttavia trovano la loro origine in un’attribuzione errata ed oramai superata che però è ancora molto presente sia in quanti fanno parte del CPU, ma anche in tutta la comunità e che fondamentalmente si riducono a due ragioni:
• La prima, molto forte e molto presente, è quella di ritenere il CPU un ulteriore gruppo che lavora per proporre e spesso anche per gestire delle attività in ambito parrocchiale, affiancando e a volte anche sostituendo i gruppi esistenti (supremazia del fare, dell’agire rispetto al pensare, al discernere, all’orientare);
• La seconda riguarda la tendenza a voler rappresentare nel CPU una parte o un qualcosa della comunità (spesso il proprio gruppo di appartenenza), dimenticando che ciascuno è sempre chiamato a rappresentare il tutto, cioè la comunità intera e l’interesse della stessa....
Alla luce delle indicazioni del codice di diritto canonico e tenuto conto delle ulteriori specificazioni contenute nei regolamenti diocesani, possiamo  intendere il CPU come il luogo di fede e discernimento per il nostro territorio, chiamato a chiedersi se quello che stiamo facendo sta favorendo la fede. Allo stesso modo, come cristiani, è anche opportuno considerare la necessità di cambiare il nostro modo di vedere e di intendere la Chiesa. Quanti si rendono disponibili ad assumere taluni servizi in CPU o come GM, sono tenuti a considerare che tali servizi necessitano di essere vissuti con spirito di collaborazione, formazione e responsabilità, al fine di favorire la creazione di una diversa mentalità. E’ giunto il tempo in cui dobbiamo ritenere superata l’idea che il CPU sia chiamato ad esprimersi per lo più sulla data della sagra, sull’orario delle celebrazioni o riguardo alle proposte per l’Avvento e la Quaresima. Il futuro della Chiesa passa attraverso l’impegno di ogni battezzato, che proprio in virtù del battesimo ricevuto diventa corresponsabile di ogni azione pastorale. Accanto a questa responsabilità, che è di tutti, si affianca una collaborazione di alcuni, alla ministerialità propriamente detta (quella dei ministri ordinati), che si esprime primariamente nell’ambito sociale, culturale, economico, politico ma anche in compiti ecclesiali, questi ultimi esercitati dai laici negli organismi di consiglio e di consultazione sinodale, quali appunto il CPU.
TERZA PARTE -  L’INCERTEZZA SUL ​GRUPPO MINISTERIALE 
Da oramai 25 anni è presente all’interno della nostra Diocesi il Gruppo Ministeriale per l’animazione comunitaria, nato quale risposta ad una mutata tradizione ecclesiale, che aveva visto il ruolo del parroco e di altri presbiteri, garantire in concreto l’identità e la continuità delle comunità parrocchiali. Infatti, a seguito della costituzione delle unità pastorali, anche le comunità dovevano ripensare sé stesse, non essendo più il centro di tutta la vita della gente e l’azione pastorale non poteva più limitarsi a custodire una fede ritenuta già presente, ma piuttosto suscitare cammini di fede articolati e diversificati che chiedevano nuove modalità di annuncio e nuove figure ministeriali che potessero aprire ad una partecipazione più ampia dei laici alla vita della Chiesa. Il GM, quindi, fa riferimento al concetto di “animazione” e per questo nasce ed opera dall’interno della comunità senza generare gerarchie nuove ed improprie, ma fa riferimento alla dimensione comunitaria, non finalizzata a settori particolari, ma ad una “partecipazione nell’esercizio della cura pastorale di una parrocchia” (CDC, can. 517 §2). Nella nostra diocesi, il GM ha rappresentato in questi anni un prezioso aiuto per i presbiteri, facendosi carico dell’accompagnamento della vita delle parrocchie, mantenendone da un lato la loro identità e dall’altro aprendole al cammino comune nelle unità pastorali. Compito essenziale del GM è quello di aiutare il CPU nella ricerca delle indicazioni prioritarie per la vita pastorale delle parrocchie e di concretizzarle poi nella situazione particolare locale attraverso i vari gruppi. La nota pastorale del gennaio 2018 “Orientamenti circa le unità pastorali” ha ribadito l’importanza della costituzione nelle parrocchie dei GM, per la condivisione con i presbiteri dell’intera vita della comunità. Tale orientamento è stato inoltre confermato dall’attuale Vescovo Brugnotto, nel corso dell’ultima assemblea diocesana del 6 giugno scorso, indicando tra le priorità dei prossimi 3 anni pastorali quella di “Rigenerare le strutture (CPU e GM), affinché siano a servizio e non di ostacolo all’annuncio del Vangelo”. All’interno della nostra UP il GM è presente, dalla primavera dello scorso anno, un unico GM che opera per l’intera UP, se si esclude l’esperienza attivata nella sola parrocchia di Arcole, tra il 2013 ed il 2018, che avrebbe dovuto avviare la nascita della nuova UP. Queste esperienze, in particolare la seconda, hanno evidenziato alcuni limiti:
− Difficoltà di riconoscimento di queste figure all’interno della comunità, in termini di compiti e funzioni svolte; − Non è stato definito sufficientemente, chiaramente e pubblicamente il loro ruolo all’interno della comunità;
− Difficoltà ad incidere concretamente all’interno della vita comunitaria e nello sviluppo della pastorale. Si tratta di difficoltà che nascono dalla scarsa conoscenza che ancora si ha rispetto ai GM, data la loro limitata presenza nel tempo all’interno della nostra comunità. A ciò si deve aggiungere la difficoltà di individuare persone disponibili ad assumersi tale incarico, in quanto ritenuto un compito gravoso, in termini di tempo richiesto, di competenza e di formazione.
QUARTA PARTE -  INDICAZIONI E CONCLUSIONI
Le considerazioni riportate, riguardo le esperienze vissute in questi ultimi anni dal CPU e dal GM, all’interno della nostra comunità, sollecitano la condivisione di alcune riflessioni, soprattutto in vista della formazione della nuova Unità Pastorale, per la quale dovrà essere prevista la costituzione del nuovo CPU unitario delle 7 parrocchie, oltre alla creazione e all'integrazione dei diversi gruppi Ministeriali. Anzitutto ritengo sia opportuno cercare di fare chiarezza circa i compiti e le funzioni dei rispettivi organismi, al fine di evitare sovrapposizioni, legate ad una eccessiva ricerca di semplificazione, ma al tempo stesso cercando di non cadere in inutili formalizzazioni. I vari regolamenti predisposti in questi anni, se adeguatamente e puntualmente compresi ed applicati, ritengo possano offrire un’adeguata indicazione rispetto al significato, agli obiettivi, ai compiti e alle modalità di costituzione, sia del CPU che del GM. Non mi sembra rispondere al vero la critica, che spesso viene mossa nei confronti di questi documenti (statuti e regolamenti), di non essere troppo chiari e di non indicare esattamente le diverse funzioni di CPU, segreteria del CPU, GM, CPAE, oltre alle rispettive modalità di interazione e di integrazione. Ritengo altresì che sovente ci sia la tentazione di un’eccessiva semplificazione, con la conseguente commistione tra questi organismi, causata spesso anche dalla difficoltà di trovare un adeguato numero di persone disponibili e preparate ad assumere i diversi incarichi. Non ci si può limitare unicamente a denunciare una scarsa chiarezza, ma è necessario soprattutto cercare di accettare e di condividere quanto indicato nei diversi documenti, con l’impegno a trasmetterlo chiaramente a tutta la comunità, attraverso i diversi canali di comunicazione e di informazione, sollecitando e motivando le persone a farsi carico di questi compiti, indispensabili oggi più che mai per la vita ed il funzionamento della comunità. A tal proposito ritengo di suggerire l’opportunità di collocare su 3 piani diversi questi differenti organismi, in relazione ai loro effettivi compiti e funzioni: • Piano del discernimento e dell’orientamento: che trova nel CPU l’organismo di riferimento, in quanto chiamato a definire le linee di indirizzo della comunità dei fedeli, secondo quanto riportato nelle indicazioni già espresse in precedenza. Il CPU è chiamato a rappresentare tutta la comunità e pertanto deve essere composto da un congruo numero di componenti (non eccessivo), scelti tra quanti svolgono un servizio nella comunità, ma anche tra quanti in essa vivono attivamente la loro fede. Sono certamente chiamati a far parte del CPU anche i componenti dei GM, sia come gruppo o come rappresentanza, così come pure il CPAE, per un orientamento ed una condivisione rispetto alle scelte economico-finanziarie della comunità ecclesiale. Il CPU, al suo interno, ha bisogno inoltre di un ristretto numero di persone, chiamato segreteria o presidenza, con il compito di coordinare l’attività del CPU stesso, in termini di convocazione delle riunioni, definizione degli ordini del giorno, gestione delle riunioni e stesura dei relativi verbali. • Piano del coinvolgimento e del coordinamento: si tratta del livello nel quale sono chiamati ad operare i GM, così come definiti ed indicati precedentemente. La loro funzione deve essere svolta con spirito di comunione e di collaborazione, al fine di favorire la trasmissione e l’accoglienza delle indicazioni elaborate dal CPU, da parte dei gruppi presenti all’interno dei vari ambiti pastorali, in modo che tali indicazioni possano essere trasformate in azioni ed attività concrete. • Piano operativo e dell’azione: rappresentato da tutti i gruppi che operano all’interno della comunità, la cui azione deve essere orientata e coordinata dai GM, secondo le indicazioni date dal CPU. Ogni attività proposta, gestita e sviluppata dai diversi gruppi, dovrebbe infatti trovare riferimento nelle indicazioni elaborate dal CPU nei vari programmi pastorali annuali e trasmesse dai GM. L’applicazione di questa strutturazione, apparentemente molto chiara e fluida, si scontra spesso con alcuni problemi molto pratici, primo fra tutti la difficoltà a trovare persone disponibili, preparate e consapevoli ad assumere i diversi ruoli, determinando quindi la necessaria semplificazione con la conseguente sovrapposizione di compiti e ruoli. 
All’interno di questi nuovi orizzonti, ciascuno è chiamato ad immaginare e a collocare il proprio impegno ed il proprio agire all’interno della Chiesa, animati dalla consapevolezza di una diversa presenza e di un nuovo stile di partecipazione. Capisco perfettamente che tutto ciò non è facile e non è semplice, ma sicuramente necessario per iniziare un’indispensabile percorso di cambiamento. Come i padri della nostra fede, Abramo e Mosè hanno accolto l’invito del Signore ad intraprendere un lungo cammino verso la terra promessa, pur non arrivando mai a raggiungerla, così anche per noi può essere questo l’invito ad iniziare un cammino di rinnovamento, pur consapevoli che non saremo noi a vedere i frutti di questo impegno, ma che solo l’opera di Dio saprà far fruttare i nostri sforzi.
 

INTERO DOCUMENTO
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BENVENUTI COMUNITA' IN CAMMINO
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Un benvenuto affettuoso a tutte le nostre comunità di Veronella, San Gregorio, Bonaldo, Santo Stefano, Zimella, Arcole e Gazzolo. Dopo due anni di confronti e di riflessioni ha inizio questo nostro cammino insieme, tutto da costruire e da inventare. Allora CORAGGIO, con audacia e con serenità, facciamo di queste differenze una ricchezza e lo facciamo accompagnati da uno slogan:

TOCCA A ME, COMINCIO IO. 


Cominciare è un invito rivolto a tutti, senza timori, senza pregiudizi, ma con lo spirito di chi vuol SERVIRE VERAMENTE ALLA VIGNA DEL SIGNORE. Saremo chiamati a costituire un nuovo Consiglio Pastorale Unitario tra le 7 parrocchie, oltre a formare i diversi gruppi Ministeriali che dovranno essere presenti in ciascuna di queste comunità. C'è lavoro e spazio per tutti. Quindi l'invito è a rimboccarsi le maniche, indossare il grembiule e mettersi in servizio.

BUON CAMMINO A TUTTI.


sintesi del cammino
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Unita' Pastorale
​ARCOLE-GAZZOLO
Via Abazzea, 14
​37040 Arcole (VR)
Tel. 0457635029
mail ​[email protected]
prima pubblicazione
28 novembre 2019

ultimo aggiornamento
4 OTTOBRE 2026

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