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Invochiamo il dono della pace

A tutte le comunità cristiane della diocesi di Vicenza

Carissimi fratelli e sorelle,
le Chiese in Italia aderiscono al pressante appello del Pontefice a implorare dal Cristo Risorto il dono della riconciliazione. «Noi cristiani sappiamo che è possibile sperare contro ogni speranza, nonostante la morte che vediamo presente – come ci ha ricordato il Papa – “nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge”. Per questo, invitiamo i sacerdoti, i religiosi, le religiose e tutto il popolo dei credenti a raccogliersi in preghiera nelle comunità locali. "Fermiamo il vortice del dolore, della sofferenza e della devastazione, diciamo il nostro ‘no’ alla guerra, non abituiamoci all’orrore", è l'invito rivolto dal Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI.
Invito pertanto le comunità cristiane a prolungare incessantemente la preghiera, invocando il dono della pace anche per intercessione di Maria Regina della Pace e di San Francesco d’Assisi.
   

Giuliano Brugnotto, Vescovo di Vicenza
preghiere per la pace

Orario celebrazioni
Parrocchia S. Giorgio Arcole
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​SABATO ore 18.30
 
​DOMENICA ​ore 9.30

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LUNEDÌ 13 APRILE ore 19:00: 30° Carbogin Pietro, Muzzolon Maria (ann.), Trezzolani Lea, Trezzolani Umberto, Meneghello Angelina;

VENERDI’ 17 APRILE ore 8:30: Tibaldi Giorgio, Raffaella, Giuseppe;

SABATO 18 APRILE ore 18:30: Alberto, Mazzi Giovanni, Boaretto Lia;

DOMENICA 19 APRILE ore 9:30: Scarsetto Rosetta, Dugato Gianni, Mirandola Lino, Mirandola Graziano.
​

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Parrocchia S. Bartolomeo Gazzolo

​SABATO ore 17,30

DOMENICA ore 11.00

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MARTEDI’ 14 APRILE ore 19:00: sec. Int. Off.;

MERCOLEDI’ 15 APRILE ore 20:30: adorazione con meditazione della Parola di Dio;

GIOVEDI’ 16 APRILE 8:30: sec. Int. Off.;

SABATO 18 APRILE ore 17:30: Spagnolo Luigi, Emilia, Pilon Tiberio, Cielo Pasqua, Attrezzi Enrico, Prima e fam. Def., def. Fam. Guazzo;

DOMENICA 19 APRILE ore 11:00: Piccoli Giovanna e def. Via Belvedere, Montanari Rino, Ada, Fattori Eleonora, def. Gruppi Alpini, Lorenzoni Martino, Negro Augusto (classe 1965), Lorenzoni Alessandro, Garbin Elda.
​
Seconda domenica di Pasqua - anno A
Mi sono chiuso dentro! La paura è un chiavistello a catenaccio.

​Cammini.
Quando siamo delusi, feriti o arrabbiati, facciamo fatica a credere che si possa ricominciare. I testi che formano i racconti di risurrezione non ci parlano mai di discepoli che credono immediatamente o che si convincono subito che Gesù sia risorto. Anzi, descrivono dei cammini, mostrano una ricerca, raccontano un passaggio dall’incredulità alla fiducia. In fondo, si tratta del cammino a cui è chiamato il discepolo di ogni tempo. Siamo tutti discepoli delusi, pellegrini del dubbio, latitanti in cerca di rifugio.

Porte chiuse.
Nel Vangelo di questa domenica l’immagine che si ripete è quella delle porte chiuse del Cenacolo. Il primo giorno della risurrezione è passato, è ormai sera, l’annuncio è stato portato, eppure i discepoli sono ancora chiusi dentro. Il luogo in cui si trovano è il Cenacolo, cioè là dove Gesù ha consegnato la sua vita per amore. Eppure, tutto sembra inutile. La paura li atterrisce. Il Cenacolo somiglia alla nostra vita, al nostro cuore, là dove il Signore ci ha parlato, là dove si è consegnato a noi, il luogo in cui ci ha fatto sperimentare tante volte la sua presenza. Eppure, proprio come il Cenacolo, il nostro cuore ha le porte chiuse, forse proprio per paura. È un cuore che non si lascia andare alla speranza, un cuore diffidente, un cuore che in fondo non crede che Gesù è il Signore.

Segni dell’incontro.
L’incontro con Gesù risorto suscita finalmente la gioia nei discepoli. Quel sentimento è il segno dell’incontro. La comunità dei credenti di ogni tempo è chiamata a interrogarsi sulla mancanza della gioia. Gesù ripete in questo testo per tre volte (due nel primo incontro e una volta ancora alla presenza di Tommaso) l’augurio della pace, lo shalom, l’augurio di una vita piena. È come se i discepoli facessero fatica ad accogliere quell’augurio, co me se in fondo non lo ritenessero possibile.

Dubbi legittimi.
Possiamo anche essere una comunità che racconta, ma ciò che fa la differenza è una comunità che vive quello che annuncia. Tommaso qui è l’immagine di tutte quelle persone che non riescono a credere perché c’è una comunità che non vive quello che dice: i discepoli dicono di aver incontrato il Risorto, eppure, otto giorni dopo, le porte del Cenacolo sono ancora chiuse. Non è cambiato nulla. Hanno ancora paura, sono ancora pieni di diffidenza. Co me può Tommaso credere che i discepoli hanno incontrato Gesù? E a cosa sarebbe servito quell’incontro se non ha cambiato la loro vita?

Riaprire.
Siamo felici nel momento in cui ci fidiamo delle parole dell’altro. Non c’è bisogno di mette re il dito nella piaga, non c’è bisogno di chiedere prove d’amore. Tommaso si ferma, perché continuare a mettere il dito nella piega significherebbe che ormai la relazione si è spezzata. Beati coloro che si fidano di Gesù e che non hanno bisogno di metterlo alla prova, come adolescenti in cerca di conferme. Anche se ancora non riusciamo a credere, non dobbiamo disperare, perché Gesù non si spaventa e non banalizza la nostra incredulità. Verrà ancora, anche per noi, e ci accompagnerà in questo percorso di fede che ci conduce a riaprire le porte del nostro cuore. 

                                        don Gaetano Piccolo
parola della domenica
Foglio Avvisi dal
12 APRILE 2026
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Telefono Canonica: 0457635029
MAIL PER COMUNICAZIONI E AVVISI 
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Orari Segreteria:
​Giovedì e Venerdì 
16.30-18.30
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PIANO PASTORALE UNITARIO
''Per un incontro
​che cambia la vita''
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ANNO PASTORALE 2025 - 2026
"Una comunità che sa accogliere".
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Programma pastorale
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Venite e vedrete (Gv. 1,39)
Costruire una comunità che fa sentire tutti a casa in modo naturale, una comunità il cui modo di essere aperto, sorridente e accogliente trasmette senza parole un invito leggero ma attraente, come quello che quel giorno Gesù rivolse ad Andrea e all’altro discepolo.

OBIETTIVI PASTORALI

  • Un’accoglienza che si manifesta nell’atmosfera che si respira nelle liturgie, nelle quali si possa percepire un calore inaspettato, un clima di pace, di autenticità, di preghiera vera e dalle quali possa trasparire una comunità che prega davvero e che vive una fraternità autentica.
 
  • Un’accoglienza verso le giovani generazioni, che dicono di sentirsi giudicati, poco compresi, poco accolti per le loro idee e poco liberi di poterle esprimere, che hanno bisogno di una comunità desiderosa di costruire relazioni serene, che permettano loro di accogliere l’invito di Dio, di conoscerlo e di amarlo, in grado di creare spazi dove l’incontro con Dio diventa possibile. Un’accoglienza a quelle famiglie giovani che non trovano un’effettiva possibilità di aggancio con la comunità.
 
  • Un’accoglienza nei confronti di quanti vivono una situazione di marginalità, legate a fenomeni migratori e sociali (povertà; disabilità, malattia ed emarginazione), senza preoccuparci troppo di “cosa fare” per accogliere, ma piuttosto di “come essere” accoglienti. Si tratta di una questione di conversione dello sguardo, di capacità di vedere in ogni volto nuovo non un problema da risolvere ma un dono da accogliere. Un mistero da rispettare.
 
  • Un’accoglienza in grado di coniugare il desiderio di una “Chiesa in uscita” con quello di una “Chiesa che sa far entrare”, cioè più capace di ascolto delle situazioni di fragilità, per sostenere quel processo di rinnovamento in vista di comunità più aperte, meno giudicanti e capaci di non lasciare indietro nessuno.

IN CAMMINO VERSO LA NUOVA UNITA' PASTORALE
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sintesi del cammino
Un ulteriore passo in avanti: l'incontro con don Flavio Marchesin, vicario episcopale per l’Evangelizzazione e le Unità Pastorali. Obiettivo per l'anno 2025/2026 formare i Gruppi Ministeriali ed il Consiglio Pastorale Unitario.

La situazione dei G.M. nella nostra Diocesi è diversa: alcuni hanno fatto anni di cammino, altri meno.
Il Vescovo desidera una “equipe pastorale” per ogni comunità, quindi un Gruppo Ministeriale in ogni realtà. Don Flavio porta l’esempio di Mosè, capo di un popolo che deve affrontare il deserto, con tutte le difficoltà intrinseche. Mosè quando vede due tribù litigare tra loro capisce che non può più fare tutto da solo, ma deve cercare dei collaboratori: i “giudici”. Poi nella nascente comunità cristiana un servizio parallelo a quello degli apostoli verrà svolto dai diaconi. Oggi infatti non è più possibile lasciare i preti da soli, per questo ogni parrocchia dovrebbe avere dei responsabili di Comunità.
Formare il C.P.U. significa camminare insieme come 7 comunità sorelle. Abbiamo bisogno di tre conversioni: cambiare testa, cambiare mentalità, rinnovare il nostro modo di pensare.
 Attraverso il C.P.U. e il G.M. cambiamo il nostro modo di vedere e intendere la Chiesa. Oggi essere cristiano è una scelta, e noi siamo in minoranza ormai. La Chiesa non è più la parrocchia territoriale. La celebrazione eucaristica è il momento più forte. La conversione riguarda anche il modo in cui pensiamo al “ servizio dei preti” ( 2/3 non possono fare il servizio di 7). Ecco perché bisogna che i laici aiutino i preti con spirito di collaborazione, formazione e responsabilità. Oggi si sta dando anche la responsabilità di una Comunità ad un’equipe di laici (vedi UP Caldogno-Villaverla), perciò dobbiamo crearci una mentalità diversa. È desiderio del Vescovo, e anche nostro, che le 7 comunità rimangano vive, per questo occorrono referenti laici che si aiutino a camminare tra loro e col prete. 
Il C.P.U. dovrebbe essere luogo di fede e discernimento per il nostro territorio e in esso ci si deve chiedere se quello che stiamo facendo sta favorendo la fede. Es. della classica sagra paesana: c’è il coinvolgimento del gruppo organizzatore anche nelle celebrazioni religiose? Questo è un sentore di comunione e comunità viva nella fede.
Il G.M. ha il compito di aiutare ogni singola comunità a mettere in pratica quello che il C.P.U. ha indicato e a calarsi nella realtà quotidiana. Pertanto il G.M. è un gruppo di 2/3 persone che aiuta i gruppi parrocchiali a stare uniti, a collaborare e ad affrontare la vita di ogni giorno. Restare chiusi nella nostra parrocchia vuol dire morire, aprirsi agli altri invece ci aiuta a condividere gioie e dolori, a superare difficoltà e ad affrontare la vita con maggior serenità. Occorre una formazione integrale, continua e adeguata da parte dei G.M.
Don Flavio conclude l’incontro ricordando che è Gesù stesso a dire “la messe è molta, ma gli operai sono pochi” (cfr Lc 10,2), quindi guardiamo con fiducia il “campo” delle nostre parrocchie, sentendo che le nostre responsabilità diventano essenziali al buon funzionamento di una Comunità.

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Unita' Pastorale
​ARCOLE-GAZZOLO
Via Abazzea, 14
​37040 Arcole (VR)
Tel. 0457635029
mail ​[email protected]
prima pubblicazione
28 novembre 2019

ultimo aggiornamento
12 APRILE 2026

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