UNITA' PASTORALE ARCOLE-GAZZOLO
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Orario celebrazioni
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Parrocchia S. Giorgio Arcole
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​SABATO ore 18.30
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DOMENICA ore 9.30

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Parrocchia S. Bartolomeo Gazzolo

​SABATO ore 17,30
DOMENICA ore 11.00

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Domenica II del T.O. - anno A
Ill meglio che ho potuto! Fatiche e compiti di un genitore.
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Una scelta difficile. 
In un suo testo, Bauman scriveva che nella società post-moderna sposarsi è un po’ come intraprendere un viaggio in mare su una barca di carta da zucchero! Forse l’immagine è un po’ esagerata, anche se, viste le difficoltà e i timori di impegnarsi nella costruzione di una famiglia nel nostro tempo, potrebbe anche essere giustificata. È comunque vero che scegliere di condividere la vita con un’altra persona e di crescere dei figli è davvero impegnativo. Significa, oltre alla bellezza dell’amore, anche intraprendere un cammino di liberazione dal proprio io: si tratta infatti di condividere spazi, di mettere da parte a volte le proprie esigenze per fare posto all’altro, significa che qualcuno ci ricorda ogni giorno che non possiamo pensare solo a noi stessi. L’altra persona poi può cambiare, può ammalarsi, può abbandonarci. L’amore coniugale è sempre un rischio. La presenza dei figli rende la vita familiare ancor più esigente, perché si tratta di assumersi la responsabilità della vita di un altro, di uno che è più fragile e ha bisogno di essere custodito.

Il compito di Giuseppe.
Il testo del Vangelo di Matteo, scelto per la liturgia di questa domenica, evidenzia proprio questa responsabilità vissuta da Giuseppe verso Gesù e verso Maria. È lui che ha il compito di custodirli, in una situazione complessa e difficile, fatta anche di esilio, di migrazione e di minaccia. Giuseppe è l’uomo che obbedisce a Dio per amore. Trasforma la sua vita nella cura per gli altri. È un uomo che sa leggere la realtà. Si rende conto dei pericoli. Riconosce il suo compito, lo accoglie e lo vive. In precedenza, Matteo ci aveva detto che Giuseppe era un uomo giusto, abbiamo scoperto che era anche misericordioso, adesso lo vediamo come un uomo coraggioso e intraprendente. Tra le righe del Vangelo leggiamo che Giuseppe è anche un uomo generoso, capace di vivere la sua vita come dono.

Luogo di ferite. 
Purtroppo dobbiamo riconoscere che i contesti familiari oggi non sono così ideali. Spesso le famiglie sono luoghi di conflitti, spazi in cui si consumano le ferite della vita, di cui nel tempo avvertiremo il dolore e le conseguenze. La famiglia è il luogo in cui avremmo voluto essere amati, ma purtroppo la nostra memoria ci riporta spesso a un passato dove non ci siamo sentiti capiti. Lo sviluppo umano passa inevitabilmente attraverso i conflitti tra i genitori e i figli: i genitori vorrebbero vedere nel figlio la realizzazione delle loro aspettative, si rivedono nella storia dei figli, li vorrebbero in un certo modo e fanno fatica ad accoglierli nella loro originalità; i figli cominciano piano piano a differenziarsi dai genitori, vogliono essere diversi, cercano di trovare una strada originale. I figli di solito non si sentono mai amati dai genitori come avrebbero voluto.

Appartenenza e sicurezza. 
La famiglia però risponde, per quanto a volte in modo inadeguato, anche al nostro bisogno di appartenenza e di sicurezza. È comunque un luogo in cui tornare, pur con tutte le sue crepe. È un luogo in cui sentirci difesi da quegli Erode che continuano a costellare la storia. Erode è l’immagine dell’ingiustizia, della cattiveria, della falsità che domina il mondo. Un genitore, per quanto possa fare degli sbagli, ha sempre il desiderio di difendere il proprio figlio.

Un vero padre. 
Giuseppe è un padre che prega: il sogno è l’immagine della sua relazione con Dio, dove ascolta quello che Dio gli chiede. Giuseppe è un uomo che scruta e che fa la volontà di Dio. È un uomo che protegge il figlio, ma certamente ha dato anche la libertà al figlio. Ed è così che un genitore dovrebbe interpretare il proprio compito, donando radici ma anche ali, trasmettendo solidità e sicurezze, ma anche rispetto e fiducia per il cammino del figlio. Oggi vediamo troppo spesso genitori che tarpano le ali dei figli, genitori che si sostituiscono ai figli, trasmettendo loro un senso di insicurezza e di sfiducia. Ogni figlio ha diritto anche di cadere e di imparare a rialzarsi. Giuseppe è anche un genitore discreto, un padre che sa farsi da parte. Giuseppe ben presto scomparirà dalla storia, sarà difficile ritrovarlo. Anche in questo è stato un padre esemplare, capace di lasciare la scena. Oggi molti padri, nell’illusione di rimanere sempre giovani, impediscono ai figli di fiorire.
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Prendersi cura. 
D’altra parte, come il libro del Siracide suggerisce, bisogna accendere una luce anche su un’altra emergenza del nostro tempo: i figli che dimenticano i genitori! Non diventi veramente adulto se dimentichi il volto di tuo padre. Non fiorisci come uomo se ti dimentichi da dove vieni. Non sei veramente uomo se non ti sai prendere cura di chi, con tutti i suoi errori, così come ha potuto, ti ha dato la vita e si è preso cura di te. Oggi questa alleanza tra le generazioni è a rischio, creando una conflittualità pericolosa. Prendersi cura di un genitore anziano significa entrare nella dinamica della restituzione e tornare a uscire dall’egoismo. La cura dei genitori anziani è quella possibilità che la natura ci offre per risanare le ferite della vita, per mettere il balsamo sui conflitti della crescita, per ricucire i tessuti sfilacciati. Per quanto possa apparirci un’istituzione desueta, la famiglia rivela una saggezza della natura che forse conosce meglio dei nostri ragionamenti ciò di cui abbiamo veramente bisogno.
                                        don Gaetano Piccolo
parola della domenica
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18 GENNAIO 2026
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Orari Segreteria:
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PIANO PASTORALE UNITARIO
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ANNO PASTORALE 2025 - 2026
"Una comunità che sa accogliere".
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Programma pastorale
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Venite e vedrete (Gv. 1,39)
Costruire una comunità che fa sentire tutti a casa in modo naturale, una comunità il cui modo di essere aperto, sorridente e accogliente trasmette senza parole un invito leggero ma attraente, come quello che quel giorno Gesù rivolse ad Andrea e all’altro discepolo.

OBIETTIVI PASTORALI

  • Un’accoglienza che si manifesta nell’atmosfera che si respira nelle liturgie, nelle quali si possa percepire un calore inaspettato, un clima di pace, di autenticità, di preghiera vera e dalle quali possa trasparire una comunità che prega davvero e che vive una fraternità autentica.
 
  • Un’accoglienza verso le giovani generazioni, che dicono di sentirsi giudicati, poco compresi, poco accolti per le loro idee e poco liberi di poterle esprimere, che hanno bisogno di una comunità desiderosa di costruire relazioni serene, che permettano loro di accogliere l’invito di Dio, di conoscerlo e di amarlo, in grado di creare spazi dove l’incontro con Dio diventa possibile. Un’accoglienza a quelle famiglie giovani che non trovano un’effettiva possibilità di aggancio con la comunità.
 
  • Un’accoglienza nei confronti di quanti vivono una situazione di marginalità, legate a fenomeni migratori e sociali (povertà; disabilità, malattia ed emarginazione), senza preoccuparci troppo di “cosa fare” per accogliere, ma piuttosto di “come essere” accoglienti. Si tratta di una questione di conversione dello sguardo, di capacità di vedere in ogni volto nuovo non un problema da risolvere ma un dono da accogliere. Un mistero da rispettare.
 
  • Un’accoglienza in grado di coniugare il desiderio di una “Chiesa in uscita” con quello di una “Chiesa che sa far entrare”, cioè più capace di ascolto delle situazioni di fragilità, per sostenere quel processo di rinnovamento in vista di comunità più aperte, meno giudicanti e capaci di non lasciare indietro nessuno.

IN CAMMINO VERSO LA NUOVA UNITA' PASTORALE
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sintesi del cammino
Indicazioni emerse dall'Assemblea diocesana del 20 settembre 2025, riguardo alle Unità pastorali e alle Collaborazioni pastorali.
Come Chiesa diocesana vogliamo continuare il cammino di condivisione tra parrocchie riunite nelle unità pastorali. Verranno date alcune indicazioni, ma invito a creare occasioni per un necessario cambio di mentalità. Senza questo cambio di mentalità per una Chiesa sinodale e missionaria le nostre riforme resteranno soltanto interventi esteriori, puramente organizzative ma prive di un’anima. Lo ricordo con le parole di Papa Leone pronunciate proprio ieri sera nell’Assemblea diocesana di Roma. «Si tratta anzitutto di lavorare per la partecipazione attiva di tutti alla vita della Chiesa. A questo proposito, uno strumento per incrementare la visione di Chiesa sinodale e missionaria è quello degli organismi di partecipazione. Essi aiutano il Popolo di Dio a esercitare pienamente la sua identità battesimale, rafforzano il legame tra i ministri ordinati e la comunità e guidano il processo che va dal discernimento comunitario alle decisioni pastorali. Per questo motivo vi invito a rafforzare la formazione degli organismi di partecipazione e, a livello parrocchiale [per noi: le parrocchie nell’unità pastorale], a verificare i passi fatti fino ad ora o, laddove tali organismi mancassero, di comprendere quali sono le resistenze, per poterle superare» (19 settembre 2025).
Anche laddove si rende necessario ripensare la struttura giuridica di parrocchie piccole per organizzarle in una realtà più grande con degli accorpamenti, si colga l’occasione per un coinvolgimento ampio delle famiglie, dei giovani e dei ragazzi per comprendere insieme qual è il bene della comunità e quali sono gli strumenti e le esperienze più efficaci per condurre alla ricerca di Dio. Sembra urgente anche per noi «impostare una pastorale solidale, empatica, discreta, non giudicante, che sa accogliere tutti, e proporre percorsi il più possibile personalizzati, adatti alle diverse situazioni di vita dei destinatari» (Ibid.).
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Unita' Pastorale
​ARCOLE-GAZZOLO
Via Abazzea, 14
​37040 Arcole (VR)
Tel. 0457635029
mail ​[email protected]
prima pubblicazione
28 novembre 2019

ultimo aggiornamento
18 GENNAIO 2026

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